|
|
Prima di scrivere "Haiku" la
mia musica era un po' diversa: mi è sempre piaciuto giocare su
più tavoli, utilizzare linguaggi diversi, e dunque il teatro che
abitava nelle mie partiture era molto colorato. Lavorare ad "Haiku" mi
ha costretto a dipingere con pochi colori, a scegliere il bianco e nero
del pianoforte, a usare molta gomma per cancellare; e ne è venuta
fuori musica che mi ha stupito, musica di pochi gesti - qualche volta,
forse, intensi - che non sapevo di saper scrivere.
Ci sono voluti alcuni anni per mettere a fuoco lo spettacolo, e quella musica è rimasta lì, in attesa. Ogni tanto la guardavo, ma non sapevo bene che faccia fare quando me la trovavo davanti. Jenaro mi mandava email dal Giappone dicendomi che la musica piaceva, mi scriveva dei tre schermi, della danza butoh. Ma così, a freddo, non ero molto fiducioso: si erano già scartate molte idee e, insomma, io questo spettacolo non riuscivo a vedermelo. Comunque un pomeriggio mi sono ritrovato in teatro a seguire una prova e sono rimasto folgorato: non so bene perché, ma gli ingredienti sono quelli giusti, e c'è magia, c'è suggestione, ci sono continue invenzioni che stregano il pubblico. Ora tengo "Haiku" sul pianoforte, vicino ai fogli bianchi: spero che qualcosa di questo lavoro scivoli di nascosto in nuove partiture. (n.c.) |
|
|
|
L’ottava edizione della Rassegna Internazionale di Teatro di Figura INCANTI, organizzata da “Controluce” di Torino si è svolta dal 26 Settembre al 2 Ottobre 2001 nel Teatro Juvarra e nel Teatro del Museo d'Arte Contemporanea Castello di Rivoli di Torino. Sono stati numerosi i paesi che hanno partecipato al Festival: Turchia, Germania, Inghilterra, Paesi Bassi, Italia e Giappone. La mia partecipazione è stata d’accompagnamento al pianoforte in una opera italo-giapponesa dal nome “HAIKU (poesia giapponese)”. La performance del danzatore giapponese Dakei del gruppo SHIZUKU si è inserita tra le musiche composte appositamente da Nicola Campogrande per i Haiku e il teatro d’ombra creato da Controluce. La proiezione d'immagini sugli schermi al centro della scena, illuminati anche da dietro per creare gli effetti d’ombra, dava vita ad un’atmosfera misteriosa. In principio, quando ho saputo che il danzatore era privo dell’udito, ho avuto delle perplessità riguardo alla sincronia tra la musica e la danza. Succedeva invece, in momenti sempre diversi durante le numerose prove, che luci, ombre, musica e movimenti della danza si intrecciavano tra loro, trasmettendo sintonia al nostro stato d’animo e commuovendoci ogni volta con stupore. Alla fine dello spettacolo durante gli applausi entusiasti del pubblico, ero così commossa che mi venivano le lacrime agli occhi. Esprimo un ringraziamento dal profondo del mio cuore al signor Jenaro per avermi fatto partecipare a questo spettacolo che è riuscito a trasmettere agli italiani l'atmosfera delle poesie tradizionali giapponesi mediante l'arte contemporanea italiana.
|
|
|
Jenaro Meléndrez Chas |
|
Alcuni haiku sono per me meravigliosi gioielli culturali. Certo i haiku sono il risultato di una particolarissima alchimia poetica legata alla struttura linguistica, al senso estetico e alla storia del Giappone, ma aldilà di questo, sono come tutte le forme poetiche del mondo, espressione di umana emotività. I haiku sono minuscoli contenitori di emozione, sono emozione concentrata in un minimo involucro di parole: ecco il punto di partenza per questo spettacolo che è uno sperimento sull’universalità dell’emozione poetica e sui vasi comunicanti dell’arte. Haiku è uno spettacolo di molteplici dualità (natura-artificio, silenzio-musica, colore-ombra, tradizione-avanguardia) intrecciate attorno a un’emozione che si sposta tra linguaggi concettuali, visivi e sonori. Un’emozione-poesia che genera un’emozione-musica e un’emozione-danza che non si toccano ma combaciano misteriosamente. Un’emozione che passa da oriente a occidente e ritorna in oriente in tanti modi e tante volte che finisce in un luogo diverso di oriente e occidente, comune, indiviso, nuovo. La semplice idea iniziale, “tradurre” a momento teatrale
alcuni haiku, ha coinvolto gli artisti che mi hanno affiancato in un
modo profondo senza perdere leggerezza (ancora un binomio!), e la sua
realizzazione è stata come un viaggio allegro, di amici, al paese
dell’immaginazione. Con tutte le sue ombre e senza ombra di dubbio,
Haiku è fino adesso il mio lavoro più felice. |
|