Giovedì 26 settembre 2002
RAI - in onda su TGP (Telegiornale Piemonte) 26/9, Rai International (satellite) 27/9, RAI News Rai 3 norte, Rai Med (otto paesi del mediterraneo, con un’edizione in arabo) – Sergio Ariotti
“Antica come il mondo l’arte dei marionettisti, dei burattinai, dei protagonisti del teatro cosiddetto di Figura trova una prestigiosa ribalta, a Torino, nella Rassegna Internazionale Incanti, giunta alla nona edizione. Ad inaugurarla gli organizzatori di Controluce che allo Juvarra hanno presentato un raffinato Canto a Orfeo, tra Rilke e Gluck. Il viaggio di Orfeo negli inferi come pretesto per una riflessione sulla scoperta dell’inconscio, delle ragioni profonde dello stesso impegno artistico. Massimo Arbarello, Corallina De Maria, Alberto Jona, Jenaro Meléndrez Chas e Paola Bianchi gli interpreti. Che con i loro corpi e con sagome originali hanno saputo evocare, senza perdere mai la misura, mondi di fantasia, fiumi lande e architetture dell’oltretomba, dietro vele nere, rosse, bianche. Nelle quali Euridice, disperatamente sola, si avviluppa. E mai rivela il suo vero volto…”
 
Venerdì 27 settembre 2002
LA STAMPA - Spettacoli - Osvaldo Guerrieri
Verrà la morte e avrà Euridice
“... Partenza felice, affidata proprio a “Controluce”, che dinanzi a una platea foltissima ha rappresentato “Canto a Orfeo”. Spettacolo bello, sofisticato e complesso, che segna un avanzamento nello stile della compagnia guidata da Corallina De Maria, Alberto Jona e Jenaro Meléndrez Chas. La favola di Orfeo che scende agli inferi per sottrarre alle gelide ombre funerarie l’amata Euridice è rivista attraverso l’opera poetica di Rilke e la musica di Gluck. La novità sta soprattutto nell’uso del corpo umano che, utilizzato nella sua fisicità reale e anche nella sua proiezione immateriale, s’intreccia e si fonde con le sagome della geografia oltremondana, con le esplosioni di un cromatismo ora violento (rosso e nero) e ora perlaceo, con gli arabeschi di forme astratte che certamente rinviano ai grovigli dell’inconscio, alle paure del viaggio e della perdita culminanti nell’apparizione di una Euridice il cui volto è costituito da una sovrapposizione disperatamente infinita di maschere, Massimo Arbarello e Paola Bianchi sono gli autori delle coreografie. Il resto è affidato ai magnifici tre di “Controluce”, salutati alla fine con un diluvio di applausi”
 
Domenica 29 settembre 2002
LA REPUBBLICA - Torino - Alfonso Cipolla
La sfida di Orfeo ombra luminosa nel cielo di Incanti
“...Ne è stata un’ulteriore riprova l’intensissimo spettacolo inaugurale, Canto a Orfeo della Compagnia Controluce. Da Rilke a Gluck, la sfida di Orfeo per strappare agli inferi la sua Euridice, si è trasformato in un viaggio magmatico nei meandri dell’inconscio: un vortice nero e scarlatto in cui Orfeo è risucchiato al pari degli spettatori, attoniti da tanto amore e strazio. Lo spettacolo impregnato di fisicità e leggerezza, carnalità e fantasmagorie, barbagli e lampi liquidi, segna una tappa importante nel cammino della compagnia torinese”
 
Luglio 2003
PASSION THEATRE Internet Press (www.passion-theatre.org) – Festival de Avignon Off 2003, Francia
CANTO A ORFEO Testimonianze degli spettatori
“… per me tutto quello si sviluppa fuori dal tempo, vorrei potere chiudere gli occhi e vedere quelle allucinazioni viventi, come se sognasi..”
Nicolas Mauran

“…ho avuto l’impressioni di approssimarmi alla morte e scendere negli inferi…”
Melanie Sustersic

“ …la magia ha tale effetto su di me che nemmeno mi chiedo come è fatta. Questi quadri viventi mi parlano, ho l’impressione di vedere una successione di pitture astratte ognuna portandomi verso scene e immaginari diversi. Così vive che provocano in me tanto il dolore, la paura, il disaggio, come la felicita o la fuga… l’ordine importa poco. Esco dallo spettacolo un po’ inebetito ma incantato. Sono entrato completamente nel mondo di Orfeo e nella sua storia. Sono stato interamente trasportato dal suo universo grafico e anche si esco un po’ ondeggiante a causa dell’orgia musicale e visiva, penso che anche io ho fatto un bellissimo viaggio”
Philippe Monin

“Con alcune decine di metri quadri di vele, alcune lanterne magiche e il balletto fantastico dei danzatori, sono stato trascinato in un altro mondo di dimensioni sconosciute lontane della gravità, i corpi si deformano sopradimensionati moltiplicati giro a giro evanescenti o netti, l’inferno greco galleggiante tra due galassie, la musica e la luce frattale sono diventate siderali, sbalorditive. Non sono più un essere di argilla di qualche genesi a cui qualche dio ha infuso vita e anima, ma una polvere di stelle con una scintilla cosmica di energie universali…”
Lucienne Romani

“Ma io mi storcio, urlo quasi. Povero Orfeo tormentato dalla sua donna. Piango all’unisono nei chiarori del fulmine mancato sul immenso drappo teso come il dolore, nelle tenebre luminose delle ombre. Infine Orfeo rincontra sua moglie, nel mezzo alla sua follia. E si scatena il finimondo crepitii, chiarori, elettricità debordante del loro ultimo amplesso. Io sono sulle spine, trapassato da tutte le parti, gli occhi e le orecchie amplificate,decuplicate. Io sono un superuomo. Ho sette metri e la mia ombra è la mia vita. Viva la luce, e soprattutto viva l'ombra.
Raphael Koster
 
Venerdì 4 giugno 2004
ESTADO DE MINAS Cultura - Belo Horizonte, Brasil - Janaina Cunha Melo
Con una lettura creativa del mito di Orfeo il gruppo Italiano Controluce incanta il pubblico
OMBRE RIVELANO MODERNITA’
“… Il gruppo invitato ad aprire questa quinta edizione è stato la compagnia italiana Controluce Teatro d’Ombre, con Canto a Orfeo. Sul palcoscenico, l’opera barocca di Gluck, a cui lo spettacolo s’ispira, s’incontra con la modernità istigatrice della musica elettronica e guadagna contorni difformi… Canto a Orfeo usa la tecnica delle ombre, ingigantisce corpi per dimensionare idee. Lo spettacolo, creato partendo da risorse tecniche sviluppate dalla stessa compagnia, non risparmia elementi impattanti. E si appropria del discorso scenico non soltanto con il gioco di proporzioni, ma anche con la definizione ben calibrata dei colori, la fusioni d’immagini e la dualità tra il reale e l’intangibile...”